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Momenti di vita

Era una normalissima fine della settimana, come tante che erano passate nella routine di un impiegato, di una casalinga e relativi figli. Una comune famiglia che si apprestava a godere delle ore di riposo dopo una settimana di lavoro e scuola.

Avevamo preparato i nostri bagagli e le solite provviste e, caricato il tutto sulla nostra infaticabile Simca 1000, ci eravamo avviati verso il nostro piccolo appartamento nel paese di Sant’Eufemia a Maiella.

All’arrivo, operazioni che si ripetevano da anni: scarico dei bagagli, apertura delle finestre al maestoso panorama dei monti, una salutare respirata di aria che sapeva di altri tempi.

Poi all’improvviso percepisco un intenso profumo di violette e rose; è così profondo che mi stordisce e mi costringe a chiedere a mia moglie se ha portato con se qualche vaso di fiori.

La risposta negativa mi sconcerta e meraviglia, per cui le chiedo di spiegarmi il mistero.

Attimi di silenzio, di riflessione, di turbamento, poi l’attesa risposta: “E’ il profumo che Padre Pio fa sentire alle persone miracolate”.

Meraviglia, angoscia, ricerca di una verità palpabile.

Lo sguardo assente cade inavvertitamente su un portachiavi di metallo: sul medaglione appeso alla catenella c’è l’effigie di Padre Pio.

Annaspo e rimango senza parola, poi riacquisto la mia freddezza e per scuotere la mia incredulità prego mia moglie di nascondere in casa il medaglione, avviandomi verso l’uscita.

Fumo una sigaretta nello spazio antistante il portone d’ingresso della palazzina, per placare una certa incontrollabile ansia.

Rientro in casa e finalmente il profumo è scomparso, mi sposto di alcuni passi verso l’interno del soggiorno ed all’improvviso lo avverto nuovamente; cerco dietro degli oggetti posati sul cordolo del camino e trovo ................. il medaglione.

La confusione mentale è in continuo crescendo, e mi spinge al diverbio con mia moglie, che accuso di qualche marchingegno studiato per prendermi in giro.

Poi la calma ritorna a placare l’animo, le scuse sgorgano spontanee e la ragione vuole una spiegazione plausibile.

Puntualizzo con pignoleria la situazione: ”il viaggio è stato tranquillo, siamo arrivati sani e salvi, i nostri figli Annapaola e Marco non hanno alcun problema, la famiglia è tutta qui ......... poi l’angosciante verità, ne manca uno “Roberto è partito in moto da alcuni giorni per una vacanza in Francia insieme ad un suo amico (Paolo)”.

Forse è lui il miracolato, cosa gli sarà successo; poi la ragione e l’impossibilità di avere notizie placano l’inquietudine e costringono a rimettersi nelle mani del Signore: “Speriamo che non abbiano avuto problemi e stiano bene”.

La vita riprende il sopravvento, e il lunedi la normalità ricomincia: l’ufficio, la scuola, i soliti problemi .........

Giovedi sera ritorna il “figliol prodigo”, il quale racconta con entusiasmo la sua esperienza di viaggio, sprizzando gioia da tutti i pori.

Passato il primo momento di coinvolgimento affettivo, lo prendo da parte e gli pongo la domanda che da giorni mi martella nella testa: “Sabato scorso, verso le otto di sera dove ti trovavi?” “Ero a Montecarlo”.

Poi da parte mia una affermazione inconscia: “Ti è capitato qualcosa”.

Attimi di silenzio, lunghi un’eternità: “ E tu come lo sai?

“Non importa come lo so, raccontami quello che è accaduto”.

Titubante, meravigliato e sconcertato ha iniziato a parlare: “Eravamo a Montecarlo, fermi ad un semaforo. E’ scattato il verde ed il mio amico ha lentamente riavviato la moto. All’improvviso abbiamo visto una grossa auto che, senza rispettare il segnale rosso, arrivava verso l’incrocio a forte velocità. Ho pensato che era arrivata la nostra fine, ma ............ Paolo ha frenato e la moto si è inchiodata ....... siamo salvi per miracolo”.

Con le lacrime agli occhi l’ho abbracciato, volevo dire tante cose, ma sono riuscito a pronunciare una sola parola “Grazie”.

(Fatto realmente accadutomi nel mese di Agosto del 1985) nacam - Pescara

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